I MITICI FUMETTI: CASINO IN...INFERNO E PIACERE (Episodio 7)








Ed eccoci giunti al nuovo appuntamento con Madame Con,  le sue ragazze e la "Maison Blanche", il casino più rinomato della Parigi dei primi del '900. In questo episodio (il settimo della serie), faremo la conoscenza di un politico italiano, per la precisione un veneto, l'onorevole (e qui il grande Totò avrebbe sganciato una delle sue mitiche pernacchie) Danilo Bolsin. A Parigi per una serie di conferenze e congressi, l'uomo decide di concedersi un piccolo "svago", visitando, rigorosamente fuori dall'orario di accesso al pubblico, il casino della nostra corpulenta e simpatica maitresse. La scelta dell'onorevole cade su due ragazze, la ninfetta Dodò e la mulatta Banana, nota per essere in grado di "ospitare" falli dalle dimensioni più assurde. 

E così, Danilo Belsin ci dà dentro alla grande, dimostrando di essere un vero e proprio toro da monta, per quella che, a suo dire, risulta essere la più grande trombata della sua vita. Pagate profumatamente le ragazze, si accorge però di aver fatto più tardi di quelle che erano le sue reali intenzioni. È oramai orario di apertura e il salottino della casa di piacere, in un battibaleno, si è già riempito di clienti vogliosi, tra questi, un gruppo di italiani, veneti anche loro, di Trezze sul Brenta (un paesino in provincia di Vicenza, situato ad est del fiume Brenta). Danilo li riconosce a colpo d'occhio uno ad uno; che scandalo sarebbe per lui farsi beccare in un "puttanaio". In cerca di una via "occulta"per lasciare la Maison Blanche, l'onorevole vivrà una vera e propria odissea, dove gliene succederanno davvero di tutti i colori (uno in particolare prevarrà su tutti, ma non vi dico quale), travolto da quello che per lui diventerà una sorta di vero inferno... e piacere.

La serie "Casino" ci ha oramai abituati alle sue sceneggiature altalenanti. Ad episodi ricchi di umorismo e momenti di alta intensità erotica, spesso si sono contrapposti  episodi che invece peccavano sia nell'una che nell'altra direzione, dandoci la sensazione che l'autore, RUBINO VENTURA, a volte non sapesse proprio che "pesci pigliare". Quella di questo episodio rappresenta l'ennesima occasione mancata, poiché se, tecnicamente parlando, l'impianto strutturale poteva prestarsi a creare una sorta di divertente commedia, i contenuti scelti, pur volendo giocare sull'ironia, offrono invece un campionario osceno di scene disgustose e raccapriccianti che nulla hanno a che vedere con l'erotismo. Se è vero che i gusti sono gusti e che la mente umana è capace di elaborare le più turpi perversioni, è anche vero che in questa storia si è raggiunto un livello davvero così basso, mai toccato in precedenza. Perché scegliere questo tipo di contenuti dando vita a una sarabanda infernale di scene l'una più stomachevole dell'altra, quando si poteva puntare su situazioni prettamente erotiche, resta un mistero. Ai più deboli di stomaco consiglio di fare attenzione ad almeno un paio di sequenze  che farebbero rabbrividire (si fa per dire) persino un tipo navigato come Julius Ghepier. "Casino" aveva già sconfinato in altri episodi  in eccessi di questo tipo ai limiti della tollerabilità e che rappresentano la morte dell'erotismo puro, solo che questa volta si è esagerato davvero alla grande. Ed è un vero pugno nello stomaco vedere gli splendidi disegni di LEONE FROLLO, prestarsi allo squallido "gioco" architettato dall'autore. Si sarebbe voluto far eccitare chi? Un quesito che rimarrà senza risposta. Gli scan di questa storia sono opera del sottoscritto, dove ancora una volta (essendo in possesso degli albi originali) ho cercato di puntare su una certa qualità per esaltare la bellezza delle tavole del maestro veneziano, la cui bravura, aldilà delle scene ritratte, rimane indiscutibile.  

Alla fine dell'episodio, ammesso che riuscirete ad arrivarci senza vomitare, troverete un racconto erotico breve dal titolo: "L'Insaziabile", arricchito da una bella illustrazione ad opera di BIRAGO BALZANO (il disegnatore "principe" di Zora la vampira), dove si racconta la storia di Clorinda, una splendida ragazza che tenta la scalata alla fortuna decidendo di mettere in "commercio" il proprio corpo, vivendo una vita breve, ma intensa, con un finale che lascia un po' di amaro in bocca. Non troverete invece l'episodio di Julius Ghepier intitolato "Il Principe Azzurro" (e aggiungerei "per fortuna"), in quanto qui, su Zero in Condotta, le storie del multimiliardario depravato sono raccolte a parte. ALLA PROSSIMA!

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Commenti

  1. Sì, in effetti è una carrellata di situazioni particolari, una piccola sbirciatina nel mondo delle perversioni, ma non griderei all'orrore (per quanto io sia solitamente disgustato dalla coprofilia). Le sapienti pennellate del maestro Frollo rendono tutto su un piano molto ironico. A me è piaciuto.
    Il nome dell'onorevole potrebbe richiamare alla ministro Merlin (anch'essa veneta) prima firmataria della legge per la chiusura dei bordelli oppure prendere spunto da "bolso" come la sua corporatura.

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    1. Sono d'accordo con Germano: secondo me questo numero è da leggere in chiave ironica, non certo erotica.
      Personalmente ho ghignato dall'inizio alla fine, e la travagliata odissea del povero Bolsin, che a onor del vero inizia alla grande, mi ha ricordato molte scene comiche in stile "teatrino degli equivoci"!
      È vero, si sarebbe potuto puntare di più su una serie di situazioni "normali", per accentuare il lato erotico della storia, ma avremmo avuto una storia eroticamente riuscita... come tante altre. Invece Ventura, in questo racconto, non vuole certo tentare di compiacere qualche sordido depravato amante di situazioni estreme: vuole scrivere una storia diversa dalle altre, cambiando registro, dove il centro narrativo si sposta dall'erotismo ad una comicità demenziale, anche volgare, che tanto ricorda molte situazioni dei film di Banfi o di De Sica (Christian, ovviamente). Per me ci riesce benissimo.
      Certo, chi si sarà avvicinato, ora e all'epoca dell'uscita, a questa storia con l'aspettativa di trovare scene erotiche di un certo livello, se è solo questo ciò che gli interessa, ci sarà rimasto molto male.

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  2. In effetti, l'episodio presenta una sequela di situazioni sgradevoli e disgustose che, però, si riscattano con gli splendidi disegni di Frollo che rendono esteticamente piacevoli anche i momenti più trash e con l'ironia che li fa risultare più sopportabili. Anni fa lessi un articolo su Leone Frollo e c'erano diverse sue dichiarazioni rilasciate nel corso del tempo. Tra le altre cose, parlava proprio a questa storia e diceva di averla disegnata con scarso entusiasmo e che in particolare la sequenza con gli escrementi non gli era proprio andata giù... e concludeva con questa frase: "Lasciamo perdere, va'!" Comunque, l'episodio è a suo modo divertente e anche più articolato rispetto ad altri della stessa serie.

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    1. Ragazzi, la mia critica piuttosto feroce riguardo questa storia è naturalmente legata a una questione di gusti assolutamente personali, ho espresso solo quello che non vorrei mai vedere all'interno di un fumetto erorico. Anche per quanto concerne il divertimento mi sento di prendere le mie distanze, l'impianto strutturale e il suo ritmo da commedia, di fondo era buono, ma io non riesco proprio a divertirmi assistendo a situazioni come quelle viste all'interno di questa storia. Probabilmente, come tutti, avrò i miei limiti. Ma rispetto il parere di tutti e quindi anche il tuo, Ponty e quello di Germano.

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    2. Stesso discorso vale per l'amico Sergio. Perdonami, ma come ho già detto, proprio non sono riuscito a ridere. E ti dirò di più, fosse capitata a me una storia del genere, mi sarei rifiutato addirittura di disegnarla, Frollo era un signore ed un grande professionista. Io me ne sarei fregato.

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    3. Comunque, per quanto riguarda la mia idea di fumetto "divertente", sempre in relazione a questa serie, resto legato alla bizzarra idea che l'autore ha sfruttato nel N.21 "Concerto Erotico" (disponibile su questo blog). Ecco, Sergio, quell'albo, pur non essendo il più articolato della serie, ricordo che mi divertì abbastanza.

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  3. Mi domando se il Maestro Frollo nel disegnare i visi del vecchietto amante degli odori sgradevoli e della cuoca non si fosse ispirato a quelle famose caricature grottesche di Leonardo da Vinci....

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